Thursday 29 October 2026
...investireste sui defunti?

Un’altra giornata da mattatore, ieri a Roma, per Gocciadoro, che ha ottenuto, su cinque corse disputate, quattro vittorie ed un secondo posto.
Ci si stupisce a pensare che un fenomeno del genere sia sconosciuto ai più.
In particolare in Italia, dove salire sul carro del vincitore sarebbe lo sport nazionale.
Nel nostro Paese, nessuno capiva niente di tennis fino a qualche anno fa, mentre adesso – curiosamente da quando Sinner è diventato un vincitore seriale – girando per strada si sente più parlare di serve and volley che di fuorigioco, più di slam che di mondiali.
Gli esempi, in questo senso, abbondano: Rossi, Tomba, Fontana, Pellegrini, Varenne.
Ecco: è successo persino nell’ippica, persino in una nicchia che si ravviva per bazzecole, che si sente importante per una battuta di Allegri o per la settecentesima replica di Febbre da Cavallo.
Questi sono gli unici sussulti che diamo e che gli altri vedono.
Perciò, chi, in Italia, se proposto costantemente, efficacemente e correttamente non s’appassionerebbe ad uno come Gocciadoro? Pensateci: vince, vince a ripetizione, lo fa dovunque, lo fa quasi esclusivamente nelle maggiori prove europee e mondiali. Gli italiani non resisterebbero. È un orgoglio irresistibile per un Paese come il nostro che campa di vanagloria.
Eppure, piuttosto che sul “giallo” - che cito perché egemone e non per particolari simpatie – il MASAF, che avrebbe in esso uno splendido testimonial, preferisce investire in altro.
A tal proposito, vi chiedo: investireste mai sui defunti?
I nostri gerarchi lo hanno fatto. In un periodo storico che non necessita di presentazioni, le menti del ministero hanno ritenuto opportuno strappare spazi sul Corriere dello Sport e Tuttosport.
Del cartaceo, ovviamente, non bisogna dire nulla. Credo non lo usino neanche più per imballare.
Per l’online, vorrei solo porvi un secondo quesito: quante volte avete aperto il menu di un quotidiano online e poi cliccato, ad esempio, sul rugby? Non vale se ne siete appassionati.
È così difficile non capire il proprio tempo. Peggio ancora: la propria nazione. Peggio ancora: la propria cultura. Di nuovo, peggio ancora: la cultura di una nazione che, per la maggiore, si affida, per informarsi – dove l’informarsi è ormai un atto passivo – a post volanti – chiamati persino articoli, tant’è la confusione – di poche righe, degne di chissà quale sintassi.
Insomma, bisogna svegliarsi. O almeno, bisogna svegliarli.
Bisogna puntare su mezzi vincenti, non le solite fesserie con cui c’imbeccano da sempre e per le quali ho visto esultare, grottescamente, menti brillanti del nostro settore.
L’ippica, d’altronde, non è altro che lo specchio del nostro Paese.
Entrambi in mano a sedicenti” mestieranti”, per lo più anziani - perciò privi, sovente, di lungimiranza – e rodati, fin troppo rodati. È il caso di dire: “al passato l’ardua sentenza”.
Ci si stupisce a pensare che un fenomeno del genere sia sconosciuto ai più.
In particolare in Italia, dove salire sul carro del vincitore sarebbe lo sport nazionale.
Nel nostro Paese, nessuno capiva niente di tennis fino a qualche anno fa, mentre adesso – curiosamente da quando Sinner è diventato un vincitore seriale – girando per strada si sente più parlare di serve and volley che di fuorigioco, più di slam che di mondiali.
Gli esempi, in questo senso, abbondano: Rossi, Tomba, Fontana, Pellegrini, Varenne.
Ecco: è successo persino nell’ippica, persino in una nicchia che si ravviva per bazzecole, che si sente importante per una battuta di Allegri o per la settecentesima replica di Febbre da Cavallo.
Questi sono gli unici sussulti che diamo e che gli altri vedono.
Perciò, chi, in Italia, se proposto costantemente, efficacemente e correttamente non s’appassionerebbe ad uno come Gocciadoro? Pensateci: vince, vince a ripetizione, lo fa dovunque, lo fa quasi esclusivamente nelle maggiori prove europee e mondiali. Gli italiani non resisterebbero. È un orgoglio irresistibile per un Paese come il nostro che campa di vanagloria.
Eppure, piuttosto che sul “giallo” - che cito perché egemone e non per particolari simpatie – il MASAF, che avrebbe in esso uno splendido testimonial, preferisce investire in altro.
A tal proposito, vi chiedo: investireste mai sui defunti?
I nostri gerarchi lo hanno fatto. In un periodo storico che non necessita di presentazioni, le menti del ministero hanno ritenuto opportuno strappare spazi sul Corriere dello Sport e Tuttosport.
Del cartaceo, ovviamente, non bisogna dire nulla. Credo non lo usino neanche più per imballare.
Per l’online, vorrei solo porvi un secondo quesito: quante volte avete aperto il menu di un quotidiano online e poi cliccato, ad esempio, sul rugby? Non vale se ne siete appassionati.
È così difficile non capire il proprio tempo. Peggio ancora: la propria nazione. Peggio ancora: la propria cultura. Di nuovo, peggio ancora: la cultura di una nazione che, per la maggiore, si affida, per informarsi – dove l’informarsi è ormai un atto passivo – a post volanti – chiamati persino articoli, tant’è la confusione – di poche righe, degne di chissà quale sintassi.
Insomma, bisogna svegliarsi. O almeno, bisogna svegliarli.
Bisogna puntare su mezzi vincenti, non le solite fesserie con cui c’imbeccano da sempre e per le quali ho visto esultare, grottescamente, menti brillanti del nostro settore.
L’ippica, d’altronde, non è altro che lo specchio del nostro Paese.
Entrambi in mano a sedicenti” mestieranti”, per lo più anziani - perciò privi, sovente, di lungimiranza – e rodati, fin troppo rodati. È il caso di dire: “al passato l’ardua sentenza”.
Filippo Barbagallo
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