Giovedì 17 settembre 2026
...l'ippica può ancora farcela?
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Maurizio Croceri
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Ad impreziosirla, le partnership di Fieracavalli e Masaf unite a sponsorizzazioni di alto livello come Enel e Intesa San Paolo.
Charme e gusto, assieme ad una incantevole cornice marittima, hanno garantito al neonato evento un buon successo, sia in termini di pubblico – per lo più neofiti attratti dalla messinscena - che di social, visti gli oltre 14mila follower raggiunti su Instagram in pochi mesi dal profilo ufficiale dell'organizzazione.
Non è mia intenzione celebrare Croceri, ma studiando da cima a fondo la sua manifestazione viene sempre in mente la stessa parola: qualità.
Qualità di immagini, di comunicazione, di testimonial, di credibilità, di organizzazione. Una marea di qualità al servizio del vero artefice del successo: il cavallo.
E' forse questo il motivo per cui molti locali, pur non capendo nulla di equitazione, né avendo qualche tipo di interesse verso gli equidi sono giunti in massa a visitare ed osservare Riding By the Sea.
Quei locali che – chi scrive non abita lontano dai posti menzionati -, in molti casi, non hanno mai calcato il parterre del San Paolo neppure nei giorni di gala.
Badate bene, la mia non vuole essere una critica all'ippodromo marchigiano, ma uno spunto di riflessione fondato su due realtà della medesima provincia poste agli antipodi del successo.
Va da sé, dunque, che le medesime considerazioni si potrebbero applicare a qualunque altro – o quasi, si veda la virtuosa Pisa – ippodromo italiano.
E' un gap a cui contribuiscono molteplici aspetti, come l'immagine differente dei due ambienti e l'inconsistenza narrativa e comunicativa di uno dei due (i più astuti indovineranno quale).
Oltre a ciò, esiste nell’equitazione una eterogeneità anagrafica molto più vasta e fertile rispetto a quanto accade nell’ippica.
È, forse, questo tema il maggior problema: l'assenza di nuove leve si tramuta spesso in ritardo comunicativo, nel senso che si continua a viaggiare da 1.15 pensando di poter vincere i gran premi.
Aggiungeteci, poi, l’infima qualità delle immagini, figlie, in Italia, delle ridicole riprese degli ippodromi e, per l’estero, di una trasmissione delle immagini degna del tubo catodico.
A che servono i droni una volta l'anno se poi - mettendomi stavolta nei panni del proprietario - vedo il mio routiniere in TV con la risoluzione di Donkey Kong? Come si può anelare ad un incremento social se la fotografia, per usare un termine cinematografico, farebbe rabbrividire i fratelli Lumiere?
Eppure, tra ippodromi e Epiqa se ne vanno diverse decine di milioni di euro l'anno.
Ancora, Grande Ippica Italiana, altro progetto del tandem Snai – Masaf, ha totalizzato su Instagram, durante questi anni, un numero di follower vicino ai 4 mila, cifra che, se si prendono a riferimento le miriadi di gruppi Facebook ippici, lascia intuire una mediocre diffusione del nostro verbo – questa, presumo, la missione del progetto – al di fuori della nicchia.
Repetita iuvant e quindi rammento come Croceri, in pochi mesi, abbia doppiato ripetutamente, a suon di reel e inserzioni - presumo sborsando meno di 50 milioni di euro – l'iniziativa istituzionale.
- Quosque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? - tuonava Cicerone in una delle sue celebri orazioni. La sensazione, però, è che oggi il buon Marco Tullio avrebbe avuto una discreta difficoltà a decidere con quale nome sostituire, nel calzante incipit, Catilina, poiché imbarazzato – per parafrasare, rimanendo in tema, un noto politico italiano da poco passato a peggior vita – dalle abbondanti alternative.
Può farcela perché è più appassionante e coinvolgente dell'equitazione, perché di essa è più comprensibile e popolare. Per farcela, però, serve una decisa “spolverata” o, almeno, ricalibrare la rotta. Serve capire lo spirito del tempo, riconoscere già d’ora i tanti errori fatti – oltre ai molti in itinere – e, se si può, prendere spunto dalle iniziative di successo. L’ippica, dunque, deve tornare ad indossare un abito da sera, svestendosi degli atavici pregiudigizi e fuoriuscendo dal bordello dantesco in cui s’è messa.
Filippo Barbagallo
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