Giovedì 22 gennaio 2026
Amérique al microscopio genealogico

Ourasi, vincitore dell'Amérique per ben 4 volte
Lo sfortunato (nuovo) infortunio patito da Jushua Tree ha gettato alle ortiche, ancora una volta, mesi e mesi di scrupolosa preparazione in vista di una corsa che, è proprio il caso di dire, per lui resta stregata.
Da una parte, l'inatteso forfait del figlio di Bold Eagle impoverisce qualitativamente il campo, mentre dall'altra serve su un piatto d'argento un'occasione irripetibile a mamma Balginette.
Già, perché i due favoriti della grande corsa, a questo punto, saranno proprio l'inossidabile Go on Boy e il maturo Josh Power, entrambi allevati da Jean Pierre Mary e sfornati dalla figlia di Hasting.
E', quello di avere due figli nella medesima edizione dell'Amerique, un onore occorso a sole altre 4 mamme nella storia: Ua Uka, Tornade IV, Joie de Tillard e infine Noune du Pommereux, madre della sempreverde Delia du Pommereux e del valido Enino du Pommereux.
Tra di esse, Ua Uka raggiunse con Fakir du Vivier e Hadol du Vivier il miglior risultato complessivo, rispettivamente secondi e quarti nell'edizione 1978 ed eguagliati lo scorso anno proprio dai due “Balginette”, con sempre il più vecchio a precedere il più giovane.
Ad ogni modo, per Go on Boy, centellinato a dovere dal suo mentore Romain Derieux, potrebbe finalmente essere la volta buona: in un'edizione priva di crack – exploit futuri permettendo – il figlio di Password rivestirà il ruolo di atteso protagonista, pur dovendo fare i conti con un albo d'oro che, dal 1990, anno del poker di Ourasi, non ha più visto trionfare nessun atleta di 10 anni.
Se volessimo spaccare il capello in quattro, dovremmo anche dire che, in 106 anni di storia, sono state solo altre quattro le edizioni in cui ad aver vinto è stato un cavallo di 10 anni: Eleazar nel 1980, Bellino II nel 1977, Ovidius Naso nel 1946 e Templier nel 1929.
Insomma, parliamo di un'ippica assai differente da quella odierna, ormai contraddistinta da frenesia, velocità e serrati ritmi agonistici.
Va sottolineato, però, come Go on Boy giunga a questo appuntamento con sole 54 corse in carriera, che equivalgono ad una media, per un soggetto che ha debuttato sul finire dei 2 anni, di circa sette prove a stagione.
Tra i principali avversari, Go on Boy troverà, come anticipato in apertura, suo fratello Josh Power, eccellente vincitore del Bretagne e preparato a puntino per la classica di fine gennaio da Sebastien Ernault.
Tuttavia, anche Josh Power, che di corse in carriera ne ha 50, dovrà affrontare una statistica apparentemente sfavorevole.
Ad essa è legato per via di suo padre Offshore Dream, dominatore degli Amerique 2007-08 assieme a Pierre Levesque, padre di quel Thomas che, il prossimo 25 gennaio, si giocherà una grossa chance con Iroise de la Noe, splendida vincitrice del Prix de Belgique e, guarda un po', figlia di Tornado Bello, fratello proprio di Offshore Dream.
Quest'ultimo, tornando alla cabala, tenterà di divenire la quarta unità di un club elitario: quello degli stalloni in grado di affermarsi nell'Amerique sia da atleti che da riproduttori.
Il primo a riuscirci fu Passeport, autore del bis 1923-24 e padre delle forti Amazone B (1930 e 1933) e Nebuleuse V (1943) che lo rendono l'unico sire in grado di portare sul gradino più alto del podio due proprie figlie.
Lurabo, invece, vinse in coppia con Michel Marcel Gougeon l'edizione 1984, succedendo a Ideal du Gazeau, e gioì da padre per il successo di Abo Volo nel 1997.
Ready Cash, l'ultimo a riuscire nell'impresa, sbaragliò in pista la concorrenza nel 2011 e nel 2012 e replicò da padre – unico a riuscirci - con tre prodotti diversi: Bold Eagle (2016-17), Readly Express (2018) e Face Time Bourbon (2020-21).
Ma Offshore Dream non è il solo ad inseguire tale traguardo; per lo stesso obiettivo sono in corsa, infatti, anche Face Time Bourbon (Frank Gio), Readly Express (Bullet The Bluesky) e Royal Dream (Harmony du Rabutin).
Ready Cash, invece, “presenterà” il solo King Opera.
Tuttavia, quella del figlio di Indy de Vive è ormai un'egemonia genetica, basti pensare che 8 dei 18 partecipanti del Prix d'Amerique sono, a vario titolo, suoi discendenti.
Numero che, se considerato il “ceppo” Viking's Way - pietra miliare del trotto francese moderno - sale a 9 grazie a Iroise de la Noe, la cui linea giunge al figlio di Mickey Vicking mediante “nonno” Jag de Bellouet.
Ciononostante, mai come quest'anno pare traballare il dominio degli stalloni transalpini che, dopo il successo di Maharajah nel 2014, non hanno più conosciuto la sconfitta.
Ad insidiare il loro regno, nonché le speranze di mamma Balginette, ci penserà Epic Kronos, la cui genealogia è una vera opera d'arte.
Finora, il figlio di Muscle Hill si è sempre esaltato sulla carbonella di Vincennes, vincendo nel 2024 la finale del circuito UET 4 anni e raddoppiando lo scorso dicembre, in coast to coast sui 2700 metri, nel Prix Tenor de Baune in 1.11.2.
Tale media, se ripetuta, garantirebbe allo svedese un posto sul podio.
Il solo altro figlio di uno yankee al via sarà Francesco Zet, compagno di training e di colori di Epic Kronos, che pare avere, però, chance marginali.
L'otto anni da Father Patrick, durante la propria giovinezza, ha alimentato i sogni degli svedesi, fortissimamente convinti di avere un nuovo fuoriclasse.
L'atleta invincibile, però, si è mostrato labile non appena ha dovuto fare i conti con i migliori anziani europei.
In questo genere di incontri, Francesco Zet, pur “giocando in casa”, è sempre uscito mestamente sconfitto.
Inoltre, la sua unica prestazione estera (s'intende extra-scandinava), proprio a Vincennes in occasione della finale del circuito UET 2024, è culminata, nonostante la gradita media distanza, in uno scialbo nono posto.
E' il caso di dire, quindi, che l'Amerique 2026, tra statistiche e numeri, sembra quanto mai aperto e somigliante a quello del 2022, quando Davidson du Pont, approfittando dell'infortunio del crack Face Time Bourbon, dopo due secondi posti consecutivi raggiunse l'acme della propria carriera.
A distanza di quattro anni l'epilogo potrebbe essere simile: è nell'aria la sensazione che Go on Boy, marcando Iroise de la Noe, Josh Power ed Epic Kronos e in assenza di Idao de Tillard, possa agguantare un risultato inseguito e sognato a lungo e che, lasciatecelo dire, nessuno merita più di lui.
Tuttavia, va anche detto che l'incertezza data da un campo piuttosto omogeneo è rilevante e forse, mai come stavolta, le speranze di rivedere il tricolore dominare potrebbero risultare fondate.
Da una parte, l'inatteso forfait del figlio di Bold Eagle impoverisce qualitativamente il campo, mentre dall'altra serve su un piatto d'argento un'occasione irripetibile a mamma Balginette.
Già, perché i due favoriti della grande corsa, a questo punto, saranno proprio l'inossidabile Go on Boy e il maturo Josh Power, entrambi allevati da Jean Pierre Mary e sfornati dalla figlia di Hasting.
E', quello di avere due figli nella medesima edizione dell'Amerique, un onore occorso a sole altre 4 mamme nella storia: Ua Uka, Tornade IV, Joie de Tillard e infine Noune du Pommereux, madre della sempreverde Delia du Pommereux e del valido Enino du Pommereux.
![]() |
|
Balginette
|
Ad ogni modo, per Go on Boy, centellinato a dovere dal suo mentore Romain Derieux, potrebbe finalmente essere la volta buona: in un'edizione priva di crack – exploit futuri permettendo – il figlio di Password rivestirà il ruolo di atteso protagonista, pur dovendo fare i conti con un albo d'oro che, dal 1990, anno del poker di Ourasi, non ha più visto trionfare nessun atleta di 10 anni.
Se volessimo spaccare il capello in quattro, dovremmo anche dire che, in 106 anni di storia, sono state solo altre quattro le edizioni in cui ad aver vinto è stato un cavallo di 10 anni: Eleazar nel 1980, Bellino II nel 1977, Ovidius Naso nel 1946 e Templier nel 1929.
Insomma, parliamo di un'ippica assai differente da quella odierna, ormai contraddistinta da frenesia, velocità e serrati ritmi agonistici.
Va sottolineato, però, come Go on Boy giunga a questo appuntamento con sole 54 corse in carriera, che equivalgono ad una media, per un soggetto che ha debuttato sul finire dei 2 anni, di circa sette prove a stagione.
Tra i principali avversari, Go on Boy troverà, come anticipato in apertura, suo fratello Josh Power, eccellente vincitore del Bretagne e preparato a puntino per la classica di fine gennaio da Sebastien Ernault.
Tuttavia, anche Josh Power, che di corse in carriera ne ha 50, dovrà affrontare una statistica apparentemente sfavorevole.
Ad essa è legato per via di suo padre Offshore Dream, dominatore degli Amerique 2007-08 assieme a Pierre Levesque, padre di quel Thomas che, il prossimo 25 gennaio, si giocherà una grossa chance con Iroise de la Noe, splendida vincitrice del Prix de Belgique e, guarda un po', figlia di Tornado Bello, fratello proprio di Offshore Dream.
Quest'ultimo, tornando alla cabala, tenterà di divenire la quarta unità di un club elitario: quello degli stalloni in grado di affermarsi nell'Amerique sia da atleti che da riproduttori.
Il primo a riuscirci fu Passeport, autore del bis 1923-24 e padre delle forti Amazone B (1930 e 1933) e Nebuleuse V (1943) che lo rendono l'unico sire in grado di portare sul gradino più alto del podio due proprie figlie.
Lurabo, invece, vinse in coppia con Michel Marcel Gougeon l'edizione 1984, succedendo a Ideal du Gazeau, e gioì da padre per il successo di Abo Volo nel 1997.
Ready Cash, l'ultimo a riuscire nell'impresa, sbaragliò in pista la concorrenza nel 2011 e nel 2012 e replicò da padre – unico a riuscirci - con tre prodotti diversi: Bold Eagle (2016-17), Readly Express (2018) e Face Time Bourbon (2020-21).
Ma Offshore Dream non è il solo ad inseguire tale traguardo; per lo stesso obiettivo sono in corsa, infatti, anche Face Time Bourbon (Frank Gio), Readly Express (Bullet The Bluesky) e Royal Dream (Harmony du Rabutin).
Ready Cash, invece, “presenterà” il solo King Opera.
Tuttavia, quella del figlio di Indy de Vive è ormai un'egemonia genetica, basti pensare che 8 dei 18 partecipanti del Prix d'Amerique sono, a vario titolo, suoi discendenti.
Numero che, se considerato il “ceppo” Viking's Way - pietra miliare del trotto francese moderno - sale a 9 grazie a Iroise de la Noe, la cui linea giunge al figlio di Mickey Vicking mediante “nonno” Jag de Bellouet.
Ciononostante, mai come quest'anno pare traballare il dominio degli stalloni transalpini che, dopo il successo di Maharajah nel 2014, non hanno più conosciuto la sconfitta.
Ad insidiare il loro regno, nonché le speranze di mamma Balginette, ci penserà Epic Kronos, la cui genealogia è una vera opera d'arte.
Finora, il figlio di Muscle Hill si è sempre esaltato sulla carbonella di Vincennes, vincendo nel 2024 la finale del circuito UET 4 anni e raddoppiando lo scorso dicembre, in coast to coast sui 2700 metri, nel Prix Tenor de Baune in 1.11.2.
![]() |
|
Epic Kronos
|
Il solo altro figlio di uno yankee al via sarà Francesco Zet, compagno di training e di colori di Epic Kronos, che pare avere, però, chance marginali.
L'otto anni da Father Patrick, durante la propria giovinezza, ha alimentato i sogni degli svedesi, fortissimamente convinti di avere un nuovo fuoriclasse.
L'atleta invincibile, però, si è mostrato labile non appena ha dovuto fare i conti con i migliori anziani europei.
In questo genere di incontri, Francesco Zet, pur “giocando in casa”, è sempre uscito mestamente sconfitto.
Inoltre, la sua unica prestazione estera (s'intende extra-scandinava), proprio a Vincennes in occasione della finale del circuito UET 2024, è culminata, nonostante la gradita media distanza, in uno scialbo nono posto.
E' il caso di dire, quindi, che l'Amerique 2026, tra statistiche e numeri, sembra quanto mai aperto e somigliante a quello del 2022, quando Davidson du Pont, approfittando dell'infortunio del crack Face Time Bourbon, dopo due secondi posti consecutivi raggiunse l'acme della propria carriera.
A distanza di quattro anni l'epilogo potrebbe essere simile: è nell'aria la sensazione che Go on Boy, marcando Iroise de la Noe, Josh Power ed Epic Kronos e in assenza di Idao de Tillard, possa agguantare un risultato inseguito e sognato a lungo e che, lasciatecelo dire, nessuno merita più di lui.
Tuttavia, va anche detto che l'incertezza data da un campo piuttosto omogeneo è rilevante e forse, mai come stavolta, le speranze di rivedere il tricolore dominare potrebbero risultare fondate.
Filippo Barbagallo
Copyright ©




Equ TV
Le Trot
ATG






