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Mercoledì 29 novembre 2023
J'accuse di un driver alla gestione ippica
"Uno schiavo che per tutta la vita ha ricevuto ordini giudica a un tratto inaccettabile un nuovo comando. Qual è il contenuto di questo no? Significa, per esempio che le cose hanno durato troppo, che fin qui sì, ma al di là no."
Questo piccolo estratto dal saggio filosofico L’uomo in rivolta di Albert Camus, sintetizza forse nel miglior modo possibile come si possa sentire un essere umano quando si rende conto che non può più subire invano e che a tutto c’è un limite. Mario Minopoli jr, figura di riferimento del trotto nazionale e di tradizione prettamente ippica, è arrivato a un punto di non ritorno e con passione e lucidità cerca di mandare un messaggio e insieme un grido d’allarme all’intero universo ippico.
Mario Minopoli jr
Così non possiamo più continuare. Il disegno politico di eliminare l’ippica procede a gonfie vele e siamo a un punto di rassegnazione tale che fatichiamo perfino a protestare. Io mi ribello a questa situazione e vorrei che i miei colleghi ne prendessero atto. Tutti uniti si può riuscire a far uscire la nostra voce e a far tornare il rispetto nel nostro mondo.
Parli di progetto di eliminare l’ippica. In che senso?
Nel senso che, già da quando è stato legalizzato il gioco su tutto lo sport sfruttando i luoghi e l’apparecchiatura dell’ippica, da quando l’ippica non ha ricevuto il promesso pagamento dei minimi garantiti e da quando due cattedrali del nostro sport come Tor di Valle e San Siro sono state smantellate, lo schema è apparso chiaro: ormai l’ippica aveva vissuto la sua stagione d’oro e c’erano altri sport a bussare alla porta. Il resto lo abbiamo visto in questi ultimi dieci, quindici anni. Ad ogni nuovo ministro che arrivava c’era pronta la delega a un sottosegretario. Perchè l’ippica è diventata un fardello pesante per tutti.
Con questo intendi sottolineare la responsabilità della politica nel probabile fallimento dell’ippica?
Ma certo. La politica non ha fatto nulla per cercare di sistemare le cose e anzi, sono convinto che ci sia premeditazione nel non intervenire su certi aspetti: i pagamenti, per esempio. Ma lo sapete che i premi dello scorso aprile sono stati pagati soltanto adesso? E vogliamo parlare del montepremi? Certo, ce lo stanziano ancora, ma è molto meno di quanto dovrebbe essere. Semplicemente perché non ci permettono di offrire un prodotto vendibile e di conseguenza cala il gioco e quindi anche il montepremi cala di anno in anno. Ma poi, perché non vengono tassate equamente anche le quote fisse? Sappiamo che sono tassate solo sui proventi e non sul movimento di gioco.
Il tuo, Mario, è un attacco a tutta l’ippica istituzionale, se ho capito bene…
Ovvio. Tutti hanno responsabilità nel disastro che è diventato il nostro settore. Dalle associazioni di categoria alle società di corse. Che appoggiando i politici si rendono a loro volta complici. Come si possono presentare ippodromi in cui la pista è dura oppure c’è troppa sabbia e le condizioni minime di alloggio dei cavalli vengono meno? Se le strutture non sono adeguate, la colpa è anche delle Società. Come fa un appassionato, diciamo pure uno scommettitore, a non poter accedere a un ristorante adeguato, a servizi igienici puliti? Senza considerare certi locali fatiscenti. Ma noi stessi driver e allenatori, come possiamo concedere interviste a radio e tv parlando del buono stato di salute del nostro cavallo e poi far una pessima figura in pista soltanto perché la pista non è curata a dovere e ci sono avvallamenti e buche che costringono il cavallo a sbagliare? Le stesse Giurie spesso non sono all’altezza, o per superficialità o per incompetenza. Gli starter, i presidenti di Giurie non sono mai allineati e le partenze, sia con autostart che coi nastri, subiscono variazioni e non sono mai uniformi.
Esiste una cura, un che fare, davanti a una volontà di non intervenire e uno status quo che non può che portare l’ippica al default?
Non so se esista una cura o se è troppo tardi. Io mi auguro che intervenendo tempestivamente sul montepremi, sul pagamento dei premi e su alcune questioni che riguardano i teatri di corse si possa ancora trovare un salvagente. Perchè siamo ancora fra i migliori. Adesso parlano tanto di tennis e Coppa Davis o di altri sport in cui meritatamente ci stiamo facendo apprezzare. Ma noi, con i nostri cavalli e i nostri allenatori e driver stiamo facendo i miracoli e all’estero ci siamo fatti conoscere e valere.
A proposito di estero, anche tu hai avuto qualche bella soddisfazione…
Certo, e ne sono ben contento. Attualmente ho sette cavalli a Grosbois e spero che si comportino bene nell’hiver francese. Ma ti giuro che io mi sento italiano dalla testa ai piedi e che vorrei vivere, lottare e morire a casa mia.
 
Giulio Luppi
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